Il sogno nel cassetto che aveva sin dalla sua giovinezza, Rita Levi-Montalcini, lo ha realizzato proprio prodigandosi a favore di quanti vivono ai margini della sopravvivenza nei paesi del Sud del mondo.
Un tema che le è sempre stato molto a cuore nel campo sociale è quello della condizione femminile. In particolare Rita Levi-Montalcini ritiene che sia imperativo impegnarsi per aiutare le donne dei Paesi non industrializzati, dove spesso sono tenute in condizioni di schiavitù e di sottomissione da parte dell'altro sesso.
"A vent'anni volevo andare in Africa a curare i lebbrosi e non ho potuto farlo ma a 95 finalmente posso mettere in atto il mio sogno di dedicarmi a quel continente che ha tanto bisogno d'aiuto. E da allora non mi sento cambiata". E' quanto affermato da Rita Levi-Montalcini: è un esempio per tutti noi di ineguagliabile valore e il suo impegno, a 360°, è a favore dei giovani e delle donne che, alle soglie del terzo millennio, rappresentano la forza di azione "La mia speranza è vedere le donne africane assumere la posizione che è stata impedita loro per secoli". In particolare la scienziata ha pensato fosse imperativo impegnarsi per aiutare le donne dei Paesi non industrializzati, dove sono spesso tenute in condizioni di schiavitù e di sottomissione da parte dell'altro sesso e il suo pensiero è andato all'Africa. Ricorda spesso un proverbio africano che dice: se si dà un aiuto a un ragazzo lo si prepara per il suo futuro; se lo si dà a una ragazza, si aiuta la sua famiglia e l'intera nazione.
   
La Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus, costituita nel 1992 su iniziativa della scienziata e di sua sorella Paola, per commemorare il loro padre che svolse la sua carriera di ingegnere industriale a Bari, aveva inizialmente lo scopo di offrire ai giovani di ogni provincia o regione una consulenza per la scelta della loro carriera: artigianale, accademica o di altra natura. Ma nel 2001 Rita Levi-Montalcini ha creduto che fosse urgente compiere un grande sforzo di solidarietà e collaborazione internazionale, nella consapevolezza che è importante, non tanto avviare i giovani in Italia che si avvalgono oggi dell'enorme sviluppo dell'informatica, ma che è prioritario venire in aiuto ai giovani e in particolare alle giovani donne appartenenti ai Paesi dove si lotta ogni giorno per la sopravvivenza.
"Sono pervenuta a tale decisione in base all'esigenza di far fronte ad una delle maggiori problematiche che gravano sulle popolazioni dell'Africa, che consiste nel mancato accesso all'istruzione alla quasi totalità delle appartenenti al sesso femminile. L'Italia d'altra parte, nel periodo coloniale, si è resa colpevole di molti crimini. Ora non si tratta tanto di chiedere scusa, ma di cercare di mettere argine agli orrori della condizione femminile in quei Paesi. Noi siamo un'isola di benessere circondata da un mare in fiamme. Se non diamo aiuto oggi, pagheremo domani. Certo si tratta di una goccia nel mare, al confronto delle altre grandi sofferenze del continente africano, ma sono convinta che aiutando le donne nel raggiungimento di questo diritto, si possa guardare ad una società globale volta alla libertà di crescita e di sviluppo degli individui dell'intero globo. Nelle donne di questo continente si sono messe in luce eccezionali capacità intellettuali ed etiche. Sono state assegnate circa seimila borse di studio per sostenere progetti di formazione a tutti i livelli dalla scuola primaria a quella universitaria".
Ha visto necessaria un'azione comune per la salvezza del pianeta nel contesto mondiale di interconnessione di popoli e di continenti che all'inizio del terzo millennio impone una normativa di rapporti civili.
La sua voce si solleva, insieme a migliaia di altre voci, contro gli immensi pericoli che minacciano la sopravvivenza dell'intero genere umano affermando che: "Forse non ce ne rendiamo conto, ma il rischio dell'estinzione della nostra e di altre specie viventi incombe. Possiamo combattere questo pericolo venendo in aiuto ai paesi emergenti, quelli dell'Africa primi fra tutti. Ritengo che il superamento delle tragiche condizioni in cui versa questo continente possa avvenire solo favorendo l'apporto del contributo che la donna può dare.
Il primo passo è la diffusione dell'istruzione, ma non basta, a questa deve seguire la partecipazione attiva della donna ai processi decisionali della società, a tutti i livelli. Soltanto così si potrà avere una positiva ricaduta per tutta l'umanità. Le donne africane per troppi secoli sono state umiliate psichicamente e fisicamente, solo con la cultura potranno conquistate il posto che spetta alla loro intelligenza, lottando contro forme di barbarie come l'infibulazione. Queste donne devono acquisire la consapevolezza delle loro potenzialità ed usarle bene.
"Le donne hanno dimostrato e dimostrano capacità enormi di intervento nella gestione delle risorse naturali e possono rivestire il ruolo che è sempre stato loro negato: quello di leader capaci di far fronte a problematiche prioritarie all'inizio del terzo millennio. Rispetto agli uomini hanno messo in pratica iniziative estremamente valide, superando difficoltà burocratiche. In molti casi il successo ottenuto è stato tanto più meritevole in quanto ha richiesto eccezionale coraggio nel contrapporsi a dogmi secolari."
   
Rita Levi Montalcini
  |