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BEVERY NAIDOO
Nata in Sudafrica Beverly Naidoo ha iniziato a scrivere quando era in esilio in Inghilterra e faceva l’insegnante. Il suo primo libro per bambini Viaggio a Johannesburg: una storia sudafricana è stato vietato in Sudafrica fino al 1991, ma è stato una rivelazione per migliaia di lettori nel mondo. I protagonisti di Chain of fire, Non voltarti indietro e Out of Bounds sono confrontati a situazioni reali che l’autrice descrive come «più pericolose di quelle che figurerebbero in un romanzo fantastico». Ha ricevuto numerosi premi letterari, come la Carnegie medal per The Other Side of the Truth che racconta di due bambini rifugiati trasferiti clandestinamente a Londra, di nuovo protagonisti di Web of Lies. Il suo ultimo romanzo, Burn My Heart, si svolge nel Kenya degli anni Cinquanta e parla di amicizia, lealtà e tradimento. Ha appena scritto una raccolta di leggende sulle sirene intitolata Call of the Deep. Dopo aver conosciuto la censura nel suo paese natale a causa dei suoi libri, ha appreso con una certa soddisfazione di essere stata selezionata per rappresentare l’Africa del Sud per il Premio Hans Christian Andersen nel 2008. Per saperne di più: www.beverleynaidoo.com
La libertà imprigionata
Che ci crediate o no, la biblioteca della mia scuola era sempre chiusa! Non ricordo di esserci mai entrata per prendere in prestito un libro. Dirò di più, quando domandai alla vice-preside di firmare il formulario per autorizzare la mia iscrizione alla biblioteca municipale di Johannesburg, lei rifiutò. Mi sembra ancora di sentire la sua voce, con quell’accento irlandese...
«E per quale motivo Beverly vorresti leggere di più? Non leggi già abbastanza libri?» All’epoca rimasi perplessa, ma in seguito capii che le suore che ci istruivano consideravano loro dovere controllare le nostre letture. In classe, quando leggevamo una storia, una poesia, un romanzo o un’opera di Shakespeare, ci spiegavano sempre cosa l’autore voleva dire. I nostri insegnanti ci domandavano di trascrivere tutto quello che dicevano e di impararlo. Per loro insegnare significava insegnarci cosa pensare. Almeno io avevo la fortuna di possedere a casa qualche libro, che potevo leggere per il semplice piacere di farlo. In queste letture mi perdevo e la mia immaginazione iniziava a viaggiare.
Tutto questo accadeva tempo fa – più di cinquant’anni – ma l’idea di impedire ai giovani l’accesso ai libri e di controllare le loro idee mi fa ancora infuriare. Cercate di capire, sono cresciuta nel Sudafrica dell’apartheid. Ero una bambina bianca che frequentava una scuola riservata ai bianchi e nessuno dei miei insegnanti mi ha mai incoraggiato a porre delle domande, meno che mai a proposito del razzismo che ci circondava. Era un po’ come se noi bambini fossimo come dei piccoli asini con i paraocchi, costretti a seguire le istruzioni degli insegnanti e degli adulti che portavano a loro volta dei paraocchi.
Leggere dei libri e discuterne era essenziale per loro, perché solo i libri permettevano loro di evadere mentalmente dalle mura della prigione. I libri li aiutavano a mantenere libero lo spirito!
Ho incominciato a scrivere quando vivevo in esilio in Inghilterra con i miei due bambini. Il loro padre ed io non avevamo il diritto di rientrare in Sudafrica dove eravamo entrambi nati. Eravamo pertanto dei rifugiati, lontani dal nostro paese natale, e io volevo offrire ai miei figli, e non solo a loro, un modo per immaginare cosa fosse l’apartheid. Se gli avessi raccontato una storia avvincente forse avrebbero voluto saperne di più...
È così che nacque il mio primo libro per bambini Viaggio a Johannesburg. Una volta pubblicato, fu tradotto in molte lingue e iniziò a viaggiare attraverso il mondo. Cominciai a ricevere centinaia di lettere da parte di lettori che mi raccontavano le loro riflessioni e mi facevano delle domande. Ma non arrivarono lettere dal Sudafrica, perché i leader dell’apartheid censurarono il libro fino all’anno successivo la liberazione di Nelson Mandela dalla prigione. Se qualcuno veniva scoperto in possesso del libro, poteva essere multato o messo in prigione.
Non possedere dei libri non è sempre il risultato di una mancanza di denaro, ma è spesso una conseguenza di ciò a cui attribuiamo valore. I libri sono il “cibo della mente”! Una delle nostre libertà più importanti è senza dubbio quella di leggere, immaginare, pensare e porre le nostre domande sul mondo.
Qualche anno fa ho scritto questa poesia, ispirata ad alcune riflessioni riguardo Viaggio a Johannesburg. Volendo, evoca molto, ma sta a voi decidere cosa.
Hanno cercato di imprigionare la libertà Hanno sequestrato il libro Strappato via il dorso L’hanno gettato nel fuoco Le pagine volavano nel fumo Hanno afferrato le pagine Hanno cancellato delle righe Le hanno accartocciate nei loro pugni Stritolando le parole nelle loro articolazioni Hanno deformato le parole Stracciato il suono Inghiottendolo nel loro silenzio Il cuore del libro ha lanciato un grido Le pagine divennero ali Le parole respirarono la libertà
* ‘They Tried to Lock up Freedom’ © Beverley Naidoo 2004. Traduzione a cura di Irene Amodei
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